L’omaggio di Torino al Neorealismo

70 ANNI DA ROMA CITTÀ APERTA: UNA MOSTRA SUL NEOREALISMO ALLA MOLE

Locandina mostraInaugurata lo scorso 4 giugno, sarà aperta al pubblico fino al prossimo 11 gennaio 2016 la mostra sul cinema neorealista allestita presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino, curata da Alberto Barbera, con la collaborazione di Grazia Paganelli e Fabio Pezzetti Tonion.

Il titolo è Cinema Neorealista. Lo splendore del vero nell’Italia del dopoguerra, ed arriva al momento giusto per festeggiare il 70° anniversario dall’uscita del capolavoro di Roberto Rossellini Roma città aperta.

Quello neorealista può essere definito quasi un impulso, una scintilla scoccata verso il declino del fascismo in Italia per contrastare le mistificazioni che negli anni si era stati costretti a subire, che fece emergere da una parte i limiti che la guerra aveva imposto al mezzo cinematografico (studi distrutti, fondi azzerati, mezzi carenti, quindi la strada da percorrere è quella dei film a basso costo) e dall’altra la voglia di raccontare la vita e le vicende collettive senza troppi artifici, inclusi gli argomenti finora tabù (come la prostituzione, la povertà, la lotta di classe).

Di necessità virtù. Basta con le riprese in studio, si esce in strada a girare in presa diretta; basta con gli attori, vogliamo il popolo, che perché no, si esprima nei suoi dialetti; basta spettacolarizzazione, vanno in scene le culture, le storie, le realtà finora rimaste ai margini. E perché non farlo “pedinando” i protagonisti, seguendoli passo passo (“Il tempo è maturo per buttare i copioni e per pedinare gli uomini con la macchina da presa”, diceva Cesare Zavattini)?

Nascono così film che hanno fatto la storia del nostro cinema, a partire da Roma città aperta, fino a Ossessione, Ladri di biciclette, La terra trema, Paisà, Germania anno zero, Riso amaro: tutti esempi di racconti che, anche se dalle caratteristiche e prassi molto differenti ma sempre dalla forte spinta realista, mettono al centro l’uomo.

Chi avrà a fortuna di andare potrà vedere ricostruito il percorso di questa ancora influente stagione del cinema italiano attraverso fotogrammi, sequenze di film, documenti, manifesti, materiali pubblicitari, testi e sceneggiature originali, frammenti d’interviste, note di produzione, lettere e dichiarazioni. Il numero dei materiali è impressionante: i dati parlano di 180 tra foto e documenti e sequenze di 55 film trasmesse su 23 monitor, e 8 interviste esclusive a personaggi come Davide Ferrario, Marco Bellocchio, Martin Scorsese, Bernardo Bertolucci, Bernard Tavernier, Edgar Reitz, Abderrhamane Sissako, Robert Guediguaian, che raccontano il loro rapporto col neorealismo.

Perchè da tutti questi materiali emergono le tappe fondamentali del movimento neorealista, non solo quindi le figure centrali che ne hanno fatto la storia attraverso i propri film (Rossellini, De Sica, Visconti, Lattuada, De Santis, Lizzani), le sceneggiature e le teorizzazioni (Suso Cecchi D’Amico, Sergio Amidei e Cesare Zavattini), ma anche ciò che ci fu prima, e cosa è venuto dopo. Così si parte dagli anticipatori degli anni Trenta e Quaranta, come i film di De Robertis, fino a giungere al segno che il neorealismo ha lasciato nel cinema di oggi.

Un periodo tanto breve quanto identificativo per la storia del nostro paese, all’indomani dalla fine della guerra che lo aveva distrutto.

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