Io sono un autarchico, il primo Moretti

RAPPRESENTAZIONE UMORISTICA E GROTTESCA DELL’EPOCA

Io sono un autarchicoIo sono un autarchico è un film del 1976 scritto e diretto da Nanni Moretti. E’ il primo lungometraggio del regista che debutta sul grande schermo all’età di 23 anni. Gli anni precedenti, specialmente il 1972, il 1973 e il 1974 furono per il regista un vero e proprio studio di regia. In quegli anni si impegnò da autodidatta e cominciò ad impratichirsi nell’utilizzo della cinepresa. Infatti, in tre anni, utilizzando una cinepresa super8, realizzò tre cortometraggi: lo straniero, patè de burgeois e come parli frate?.

Fu proprio con il primo lungometraggio che Moretti iniziò a far parlare di sé. Inizialmente nel ristretto circuito dei cineclub, grazie alle proiezioni del suo lavoro al celebre cinema Filmstudio di Roma, situato a Trastevere. Qui, il film, grazie al successo ottenuto e alla crescente popolarità del lavoro e dell’autore, fu proiettato a lungo. L’accoglienza fu veramente notevole ed, inaspettatamente, unanime. Il film piacque a tutti, ottenne recensioni positive dai critici ed un notevole successo del pubblico. Il successo fu inaspettato in quanto i personaggi della storia non rappresentavano l’intera società dell’epoca ma solo una porzione molto ristretta di essa.

I personaggi fanno parte della generazione dei sessantottini romani, appartenenti alla sinistra extra parlamentare. Il protagonista è Michele Apicella, un giovane adulto che vive da solo con il figlio, dopo esser stato lasciato dalla moglie. Fabio, un regista teatrale, cerca di mettere in piedi uno spettacolo e decide di coinvolgere Michele ed altri loro conoscenti. Il film seguirà le disavventure della improvvisata compagnia; dalle preparazioni, allo spettacolo vero e proprio, che si realizzerà tra diverse difficoltà, liti, nevrosi ed insuccessi.

Il film è stato realizzato con un budget minimo: 3 milioni di lire ( i soldi provengono dal portafogli dei genitori ma furono restituiti l’anno successivo alla fine delle riprese). Il finanziamento minimale ha caratterizzato molto l’opera; dall’utilizzo di attori non professionisti, ai pochi movimenti delle inquadrature e l’utilizzo della macchina da presa fissa. Lo stile è grezzo ed un po’ goffo, ma il contenuto e le idee dell’autore sopperiscono alla tecnica non eccelsa. Sono quelle che caratterizzeranno e faranno da fondamenta alle opere successive di Moretti. Questo lungometraggio, infatti, può essere considerato un prototipo dei lavori successivi del regista, che ne riprendono la struttura, andando a formare lo stile distintivo dei suoi primi lavori.

Io sono un autarchico è una rappresentazione umoristica e grottesca della società dell’epoca. Nanni Moretti raffigura con ironia quello che vedeva intorno a sé nell’ambiente che lui stesso frequentava. Da semplici giovani adulti in difficoltà davanti al mondo del lavoro, ai rapporti familiari o ai rapporti sessuali, dalla situazione del cinema a quella della scena sperimentale del teatro. Riusciva con naturalezza a prendere in giro se stesso, il proprio pensiero politico, il proprio ambiente culturale, ma allo stesso tempo manteneva uno sguardo sincero, acuto e dall’esterno, in modo tale da coinvolgere l’intero pubblico.

Il titolo si riferisce alla situazione del protagonista, che si trova abbandonato dalla moglie, a dover crescere da solo il bambino. Autarchia intesa come autosufficienza sentimentale e sessuale. Successivamente, invece, il titolo venne associato al regista stesso. Quindi, autarchia come autosufficienza produttiva, essendo stato Moretti stesso impegnato nella scrittura, montaggio, produzione e distribuzione del film.

Rimarrà storica la scena in cui uno spettatore urla: ”No! Il dibattito no!” al termine dell’ultima replica dello spettacolo teatrale. Tratta da un esperienza traumatica realmente vissuta da Nanni Moretti, in occasione di una presentazione dei suoi cortometraggi, in cui tentò invano, successivamente alla proiezione del film, di iniziare una discussione.

Moretti con questo film si pone violentemente a contrasto con la precedente generazione di cineasti italiani.

Dimostra la possibilità di un cinema a basso costo, senza la necessità di grandi nomi. Io sono un autarchico fu una boccata d’aria per tutti i giovani (e non solo) che erano stufi del cinema italiano classico e che non si immedesimavano più nei film tradizionali della commedia all’italiana. Fu il primo tassello di una lunga carriera che lo ha definitivamente consacrato come uno dei cineasti più significativi del cinema italiano.

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