Festival Cinematografici Italiani: a rischio saturazione?

QUANDO L’ABBONDANZA PUÒ DIVENTARE UN PROBLEMA

taormina film festOccupandoci, in questa rubrica, di cinema indipendente, ci siamo spesso trovati di fronte a parlare di festival ad esso dedicati, in maniera sempre più frequente. Con l’aumentare degli articoli, ci siamo così resi conto della grande profusione di rassegne cinematografiche sparse per le regioni della nostra penisola. Basta, in fondo, guardare la lista presente su  Wikipedia, giusto per citare il portale più accessibile a tutti, per scoprire di come il numero dei diversi festival superi abbondantemente il centinaio (e la quantità di quelli che non vengono più celebrati eguaglia quella dei non presenti). E se alcuni hanno origini remote e con una storia decennale, tanti sono invece quelli nati in tempi recenti, se non proprio la maggior parte, partendo almeno dagli anni 2000.

Dal festival dedicato al cinema horror a quello sui cortometraggi, dalle rassegne sulle fiction a quelle suoi prodotti provenienti dal web, arrivando a quella che unisce il cinema il cibo, e così via. Eppure qualche settimana fa abbiamo parlato della nobile iniziativa del Festival del cinema veramente indipendente, che si prefigge di esser libero da “meccanismi lobbistici e da individualismi ingiustificati”, evidenziando poi il vero problema cardine di queste rassegne per tutta la categoria, ossia l’“amatorialità” nella quale spesso vengono relegate e, soprattutto, la mancanza del “confronto con il pubblico” . Perciò la domanda è: può un numero tanto spropositato far superare certe barriere, o contribuisce piuttosto ad accrescerle?

Sia chiaro, la nostra non è una denuncia alla qualità o meno dei singoli festival. Noi stessi siamo sempre stati i primi a lodare certe iniziative e, in fondo, quando l’obiettivo è di riunirsi a parlar di cinema e di dare il giusto risalto alla settima arte, da appassionati in primis, non possiamo che esser contenti. Quello che invece ci preme sottolineare è l’eccessiva abbondanza, in termini quantitativi,  poiché rischia di saturare il mercato, riducendo inverosimilmente la loro efficacia. Ciò avviene specialmente nei confronti del grande pubblico, per cui dovrebbero essere in fondo pensati, facendo scendere tali proposte nel campo degli incontri di nicchia, per pochi e perciò troppo spesso nel dimenticatoio. Specialmente, poi, si pensa al contesto attuale, ossia l’era di Internet dove a decidere il successo di un prodotto, e quindi del/dei suo/suoi autore/i, sono le visualizzazioni degli utenti e la condivisione sui vari social network.

Chiudiamo perciò con quesito: è tanto utopistico pensare di poter avvicinare il grande pubblico, organizzandosi nel ridurre le occasioni di incontri dedicati al cinema a precisi eventi, infondendogli quindi maggior prestigio? E magari puntare, visto che si siamo, a ripulirli di quel sapore spesso  intellettualistico, se non borioso, che li circonda? La cerimonia appena trascorsa dei David di Donatello, che ha visto trionfare non solo il cinema di genere, ma tutto un brand espositivo in salsa internazionale, è forse il sintomo che l’intera industria è pronta ad evolvere; ma senza spettatori ed eventuali sostenitori non si può crescere, perciò i primi a cambiare dobbiamo esser noi tutti.

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