Aquaman: recensione

CON AQUAMAN LA DC PORTA AL CINEMA UN EROE FIERAMENTE TAMARRO, UNO DEI POCHI LATI POSITIVI DI UN FILM CHE RIMANE IN BILICO

aquamanGENERE: fantasy/cinecomic

DURATA: 143 minuti

USCITA IN SALA: 1 gennaio 2019

VOTO: 2,5 su 5

Arthur nasce nel 1985, figlio di un umano (guardiano di un faro) e di Atlanna, regina di Atlantide in fuga dal suo mondo a causa di un matrimonio combinato e indesiderato. Per salvare il figlio e l’amato compagno, qualche anno dopo Atlanna ritorna negli abissi, e Arthur cresce senza la figura materna ma addestrato al nuoto e alla lotta da Vulko, un atlantideo a lei fedele.

Dopo la lunga (forse troppo) visione del primo cinecomic dedicato all’eroe del mare partono spontanei i paragoni. Rimanendo nell’universo DC, Aquaman non riesce a convincere come ha fatto lo scorso anno Wonder Woman (unico film finora a meritare consensi), e la sua figura, divisa e in viaggio fra due mondi, ricorda molto quella del Thor targato Marvel, del quale però non ha l’eleganza regale.

Normale, visto che Arthur non nasce per diventare re, in quanto figlio illegittimo e per metà terrestre. Anzi, lui non vuole nemmeno esserlo, ma gli basta aiutare chi ne ha bisogno (come nell’avvincente scena iniziale sul sottomarino) senza dover indossare alcuna corona, ne dentro ne fuori dall’acqua. A convincerlo arriva Mera, che lo mette in guardia da quello che il fratellastro Orm ha in mente di fare contro la Terra: Orm è in balia delle sue manie di onnipotenza e egocentrismo travestiti da interesse nei confronti dell’ambiente marino, devastato dall’inquinamento causato dall’uomo. Questa è la sua scusa per sottomettere al suo controllo gli altri regni marini così da diventare Ocean Master e quindi colpire la terra. Arthur, dopo una serie di prove che lo conducono addirittura nel Sahara, riesce a impugnare il tridente del primo re di Atlantide e arriva a combattere contro Orm.

Insomma, Arthur manca anche della “classe” se così vogliamo chiamarla, ottenuta per diritto di nascita dal fratello, così come anche non ha la compostezza degli altri suoi predecessori DC, ma questo non è assolutamente un difetto del personaggio, anzi è addirittura un suo pregio: questo eroe è tamarro, orgogliosamente coatto, e ciò lo fa risultare agli occhi del pubblico molto più umano di altri, più vicino, con uscite anche divertenti seppur a volte scontate e/o spiazzanti.

Il regista James Wan lascia quindi il campo dell’horror per buttarsi su un progetto in grado di fargli esprimere al meglio la fantasia. Infatti l’eroe è già apparso un paio di volte in altri film precedenti (Justice League), ma il suo mondo non è mai stato mostrato nel DC Extended Universe.

E allora ecco che Wan si sbizzarisce con la CGI per creare un regno acquatico nuovo di zecca e ipertecnologico. Ma non basta l’alta qualità degli effetti per rendere buono un film, anzi, il tutto risulta a lungo andare fin troppo artificiale, costruito, kitsch, proprio come i rossissimi capelli di Mera (si punta fin troppo, ahimè, sulla psichedelia dei colori).

E poi paradossalmente le scene migliori di Aquaman sono quelle di azione che si svolgono fuori dall’acqua, come quella ambientata in Sicilia, che nonostante la straziante immagine stereotipata e retrò che dà dell’Italia, ci regala dei piani sequenza al cardiopalma di lotte e rincorse sui tetti del piccolo paesino. Poi però si torna sott’acqua ed ecco qua che si ricade nel ridicolo. Basti pensare che nel bel mezzo della battaglia finale, durante lo scontro decisivo, le esplosioni diventano fuochi d’artificio a fare da contorno al bacio fra Aquaman e Mera.

Il film procede a tentoni fra buchi di sceneggiatura, dialoghi davvero elementari e poco trascinanti, slow motion ingiustificati e un cast che non convince fino in fondo (accanto a Jason Momoa ci sono Amber Heard, Willem Dafoe, Patrick Wilson e Nicole Kidman, tutta smorfie e occhioni alla Barbara D’Urso). Insomma, se da una parte Aquaman riesce a discostarsi nettamente dagli altri del suo universo per la ricerca di un eroe diverso, dall’altra si carica di assurdità che ne compromettono la tanta ricercata epica.

Che si riprenda con il sequel annunciato dalla scena post-credit?

About Eleonora Materazzo 577 Articoli
"Drama is life with the dull bits cut out"