Babylon: recensione

L’OPERA MAGNA DI DAMIEN CHAZELLE È UNA FESTA PER GLI OCCHI E PER IL CUORE, UNA LETTERA D’AMORE A QUEL SOGNO CHIAMATO CINEMA.

babylon_locandinaDURATA: 188 minuti

USCITA: 19 gennaio 2023

VOTO: 5 su 5

Una volta si diceva Hollywood, Babilonia, additando la macchina dei sogni come un concentrato di caos e vizi. Ma anche esaltandone la grandiosità e l’opulenza che la caratterizzavano. Per certi versi è proprio quello che mette in scena l’opera magna di Damien Chazelle con la sua epicità, l’amore per il cinema, l’amore per la musica jazz, allo stesso tempo tirando le tende del sipario per mostrare il caos e l’innocenza che regnavano sovrani agli albori dell’industria. Ma lo sguardo con cui osserva è pieno di ammirazione. La chiave sta tutta nello sguardo del protagonista, quello sguardo di meraviglia di un bambino, la sguardo di chi sogna il cinema, perché il cinema, per chi lo ama, è un sogno.

Dietro l’edonismo esaltato nella prima parte della pellicola c’è profondo rispetto e adorazione per il cinema e la sua Storia. L’ascesa nell’industria del protagonista Manny Torres (Diego Calva) fa da proxy per lo spettatore che sogna di far parte di quel mondo che vede nello schermo. Corrono parallele le storie di altri personaggi che si intrecciano e completano la parabola di Manny da mr. nessuno a produttore esecutivo. Sono le storie della star del cinema muto Jack Conrad (Brad Pitt), il quale al passaggio al sonoro, ai talkies, vede i suoi 15 minuti di popolarità venir meno; quella della starlette in ascesa Nellie LaRoy (Margot Robbie), la quale rischia di volare troppo vicino al sole e quella del musicista di colore Sidney Palmer (Jovan Adepo), che rischia di perdere la propria identità, di vendere la propria anima al diavolo “cinema” in cambio del successo.

Ma ogni capitolo, ogni decade (si va dagli anni ‘20 fino ai giorni nostri) è sempre mostrato con “gli occhi da bambino”. Quel senso di meraviglia che aveva il pubblico quando il cinema era appena stato inventato, quando solo vedere delle figure su un grande schermo già creava stupore, quando bastava una locomotiva diretta verso lo spettatore. Oggi siamo così sofisticati e cinici che abbiamo perso quello spirito che il protagonista del film invece non perde mai, anche quando viene ricoperto di responsabilità e ricchezze, anche quando sembra realizzare il suo sogno.

L’Hollywood party che apre la pellicola è qualcosa di mastodontico dove una miriade di cose accadano allo stesso momento. Un inizio perfetto per stabilire il tono. E se nel primo atto si predilige suscitare qualche risata e qualche lacrima di nostalgia per un momento storico in cui si giravano film senza leggi e senza freni, più scorre il tempo nella trama e più ci si rende conto di quanto grande sia diventata la macchina cinema, dei mille sogni passati davanti ai nostri occhi. Chazelle sta a lì a ricordarci che il cinema può e deve ancora farci sognare.

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