La Nave Dolce: incontro con Daniele Vicari

AD APRIRE LA CONFERENZA, LA CONSEGNA DEL PREMIO PASINETTI DAL SNGCI

Candidato naturale per i contenuti, i temi e le riflessioni che il film racconta, La nave dolce viene premiato per aver dato visione della realtà dello sbarco in Italia degli Albanesi l’8 agosto 1991, e per aver consegnato un’inattaccabile verità su episodi accaduti, affinché non si ripetano e che dovrebbero servire a risvegliare la nostra memoria assopita e vacillante. Premiare il film è un orgoglio, è un appello a non dimenticare”.

Con queste motivazioni i giornalisti cinematografici italiani, per mano dei rappresentanti presenti in sala, hanno premiato oggi il regista Daniele Vicari, durante la conferenza stampa del suo ultimo documentario, tenutasi al cinema Barberini di Roma. Vicari si sente ancora una volta in dovere di fare film impegnati, e non intendiamo solo politicamente, ma culturalmente. L’oggetto della sua ricerca stavolta è lo sbarco a Bari della nave Vlora, con a bordo circa 20 mila albanesi.

A moderare la discussione c’era lo scrittore Mario Desiati, che ha inizialmente chiesto a Vicari come mai si sia approcciato proprio a questo episodio della storia italiana. “Io mi ricordo in maniera vivida l’emozione fortissima che ho provato quando, guardando i filmati di repertorio, gli operatori televisivi hanno cominciato a chiudere il campo, e inquadravano i corpi, i volti. Questo era un desiderio di restituire umanità ad un avvenimento di massa, lo stesso che ho io”.

Desiati continua la sua domanda, rivolgendosi a Kledi Kadiu, il famoso ballerino albanese che quel giorno era sulla nave, e che nel documentario lascia la sua testimonianza. “Non era un viaggio premeditato. Era l’unico modo per andare via. Eravamo attratti da tutte le cose belle che vedevamo in tv”. Un elemento che ben emerge dal film infatti, è come inizialmente sulla nave ci sia gioia, speranza di una felicità, di un futuro migliore. Tutto questo in Italia. Un paese che li accoglie trattandoli come bestie, trasportandoli dal porto di Bari allo stadio, senza curarsi di sfamarli o di garantir loro igiene.

Per la completezza del film, Vicari si è circondato di professionalità che lo hanno aiutato nel lavoro, ma ammette che “l’unica difficoltà è stata quella di individuare la struttura narrativa, il tema. Solo apparentemente è la grande migrazione” e continua “io sono il primo spettatore dei miei film, e azzardo a dire che il senso ultimo è stato proprio la perdita d’innocenza da parte di un popolo. Il popolo che mette le mani sul suo sogno futuro, ma ne rimane scottatoLa storia della Vlora la ritengo importantissima perché da li inizia l’Italia contemporanea: profondamente divisa, indecisa sulle emergenze, la difficoltà politica e il conflitto tra le istituzioni. C’è un po’ tutto”.

Alla domanda della critica, che voleva sapere quali sono i punti di contatto tra La nave dolce e Diaz – don’t clean up this blood, dato che sono stati girati parallelamente, Vicari afferma che “c’è uno scambio tra i due film: stesso regista, direttore della fotografia, montatore ecc. Ma hanno anche un’altra questione: come raccontare eventi di massa. Io sono giunto alla conclusione che la struttura migliore è la tragedia classica in 5 atti, come La Gerusalemme Liberata. Credo che fornire vari punti di vista sia lo stile migliore”.

Verso la fine della conferenza, Vicari aggiunge riguardo l’Italia e la sua politica che “la vicenda dell’ordine pubblico è uno di quegli elementi che da il segno della civiltà di un paese. Perché ha a che vedere con la libertà degli individui. Ti dice quanto uno stato ha digerito o no la democrazia. Il fatto che 10 anni dopo il ‘91 a Genova vengano violati gli stessi diritti delle persone, in modo ben peggiore, non è casuale. Se si manda l’esercito a fronteggiare un evento così è ovvio che quello organizza la repressione e la deportazione. È un chiaro segnale di mancata ed efficiente politica”.

Polemiche e politica sono i due macroargomenti che il film porta con sé, e di cui, sicuramente, si discuterà molto in futuro. La nave dolce sarà nelle sale in 35 copie a partire dall’8 novembre, distribuito da Apulia Film Commission e IndigoFilm, in collaborazione con RaiCinema.

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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