Nymphomaniac (vol. 1): recensione film

NYMPHOMANIAC RACCONTA IL FURORE UTERINO DI UNA DONNA PUNTANDO SULL’INTROSPEZIONE

NymphomaniacGENERE: drammatico

DATA DI USCITA:

DURATA: 145′

VOTO: 4,5 su 5

Nel 1771 con il suo volume La Nymphomanie, ou Traité de la fureur utérine (“La ninfomania, ovvero trattato sul furore uterino”) il medico francese J. D. T. de Bienville coniò il termine Ninfomania attraverso una crasi tra due parole greche νύμφη (sposa) e μανία (mania) per definire una morbosa promiscuità da cui può essere affetta una donna.

E’ su questa tematica che Lars Von Trier ha basato il suo ultimo lungometraggio, diviso in due volumi e 8 capitoli, Nymphomaniac.

Incontriamo per la prima volta Joe alla fine di un lungo piano sequenza che mostra la desolazione di un vicolo, desolazione che, con l’andare avanti della pellicola, capiamo essere non troppo diversa da quella della sua vita la quale, capitolo dopo capitolo, la donna racconta a  Seligman, suo casuale salvatore. Joe è per terra, sporca e tumefatta, Seligman la prende in braccio e la porta con sé. Da lì il film diventa un lungo dialogo di ricordi in cui lei racconta la sua vita a partire dai suoi primi impulsi sessuali fino ad arrivare, in questo primo volume, alla coronazione fisica dell’innamoramento.

Nei ricordi Joe è interpretata da una splendida e convincente Stacy Martin mentre è Charlotte Gainsbourg ad essere la voce narrante, la protagonista cinquantenne e lucida, in una prova attoriale perfetta come quella del suo interlocutore paziente e ironico Stellan Skarsgård.

“Posso lavarti il cappotto? Puzza”, “è il mio cappotto odora di quello che ho vissuto” sono queste le battute che aprono la lunga narrazione della vita di Joe, narrazione che odora di sesso e sofferenza di vita vissuta e di dolore. Immagini esplicite raccontano il furore uterino della protagonista puntando principalmente sull’introspezione della stessa. Un montaggio di immagini, nel quale c’è un forte uso dello split screen, alterna racconto e metafora e così il film, minuto dopo minuto, diviene espressione massima della cultura letteraria, matematica e musicale del cineasta.

La promozione del lungometraggio prima della sua uscita ha puntato principalmente sul lato erotico del film rendendo così questo nuovo lavoro di Lars Von Trier attesissimo e allo stesso tempo facile da giudicare. La verità è che Nymphomaniac è un viaggio nelle cavità di un’umanità fragile che usa il proprio corpo come penetrabile scudo che protegge Joe dal resto del mondo e dei mali.

La convinzione che Nymphomaniac fosse un film volutamente eccessivo viene sfatato nell’immediato: Von Trier in realtà ha dato vita a un personaggio femminile interessantissimo e fortemente cinematografico. Un’antieroina a tutto tondo figlia di questo tempo, figlia della libertà.

Sono tante le guest star di questo primo volume ma tra di loro spicca sicuramente una straordinaria Uma Thurman nel ruolo della moglie tradita, una nuova Beatrix Kiddo che trova la sua vendetta nelle lacrime e nel ricatto morale.

In questo primo volume Von Trier dipinge una storia di formazione, il lento avvicinarsi della sua protagonista al sesso che diverrà il fulcro della sua esistenza e il motivo della sua vergogna. Il senso di colpa di Joe, la spiegazione che da a ogni sua azione non può non colpire lo spettatore e creare con esso una forte alchimia.

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