Banana: recensione film

BANANA: IL RAGAZZINO DAL PIEDE STORTO CHE SCENDE IN ATTACCO PER RICERCARE LA FELICITA’

LOCANDINABANANAGENERE: commedia sentimentale

DURATA: ‘82

USCITA : 15 gennaio

VOTO: 4 SU 5

Che poi la felicità non è stare in difesa, per la felicità ci vuole coraggio e allora si deve uscire dalla porta e andarsela a prendere. Si sta fermi ad aspettare qualcosa, per non farsi male, per non esporsi o solo per quella tremenda paura che ci blocca, quella che non fa vivere, ma solo respirare. Alcuni invece scelgono di scendere in attacco e non importa se il tiro non è perfetto, non importa se il pallone va fuori, si improvvisa come quasi sempre nella vita. E allora la felicità è questa: è scendere in campo e correre contro l’avversario. La felicità è quello che scegliamo di prenderci a spalle dritte senza l’ansia che il pallone vada fuori e se questo accade si rinizia con un bel sorriso sulla faccia, cercando quei cinque minuti di gloria che riempiono una vita.

Giovanni , che tutti chiamano Banana, ha quattordici anni e il piede storto. Nella partite di calcio con i     compagni, come nella vita, decide di uscire in attacco e provare a fare gol. Si ispira alla filosofia del calcio brasiliano, squadra che il ragazzino porta nel cuore. Tra le mura della scuola, quelle di casa e un piccolo campo inizia la ricerca della felicità di Giovanni che porta avanti ogni giorno senza mai arrendersi.

Il film di Andrea Jublin è quella perla grezza che spicca nel mucchio. Una storia semplice, raccontata in modo ancora più semplice, pochi artifizi quindi vanno ad intralciare la pellicola che piace proprio per questo suo carattere. Qualcuno diceva: è il concetto che conta, la meccanica non mi interessa. Guardando Banana la meccanica non interessa davvero e di concetto, in questi 83 minuti, c’è ne è tanto.

Per non parlare della recitazione del giovanissimo Marco Todisco che convince sin dall’incipit. Una commedia che nell’immobilismo sociale odierno alza la testa e lo fa con un buon umore che dona speranza. Si esce con la voglia di essere felici o almeno di provarci, si esce con quella tenacia che Giovanni ha nell’indossare ogni giorno la maglia del brasile, come fosse un’etichetta a ricordagli il suo scopo. Nella vita si sceglie spesso di restare indifesa, foRse si dovrebbe davvero correre per provare a fare gol.

“Certo non si può mica essere felici del tutto. Però, forse, basta esserlo di qualcosa. Che poi quel qualcosa illumina tutto il resto e siamo salvi”.

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