Joker: recensione

JOKER UNA METICOLOSA DISCESA NELLA FOLLIA, REALISTICA E DISTURBANTE. PROVA DI GRANDE CINEMA E DI RECITAZIONE PER JOAQUIN PHOENIX

Locandina JokerDURATA: 122 minuti

USCITA IN SALA: 03 ottobre 2019

VOTO: 4.5 su 5

Joker è un film che volutamente richiama il cinema anni ‘70, nel ritmo e nella sequenza degli eventi che portano alla nascita e crescita del personaggio. Esce dai canoni del film basato sui fumetti e àncora la storia saldamente alla realtà.

Nei fumetti non c’è mai stata una vera e propria spiegazione, cosi l’idea dell’origine del personaggio è in gran parte inventata, prendendo ispirazione da diverso materiale (L’uomo che ride, Batman: The Killing Joke) e costruendo la propria visione del Joker. Ovvero quella di un comico fallito, preso in giro, ridicolizzato, la cui vita lo ha sempre maltrattato. Un uomo bizzarro, non proprio sano di mente certo, ma che è semplicemente alla ricerca della propria identità. Ciò che chiede è solo rispetto da parte del prossimo. Ma riceve solo sputi in faccia. La società gli volta le spalle e lo spinge verso il punto di non ritorno.

Il Joker a cui siamo abituati che adora e semina il caos, qui è invece un sovversivo involontario; lo dice il personaggio stesso, non è politicizzato, sono gli altri a renderlo simbolo del malcontento popolare. La sua ribellione è diretta conseguenza del risentimento covato dentro per troppo a lungo. In questo film non c’è redenzione, non può esserci un lieto fine. È una triste descrizione di un mondo caratterizzato da mancanza di empatia (e che purtroppo sembra essere di grande attualità). È una critica non troppo velata alla lotta di classi, a ciò che ci pone gli uni contro gli altri.

Quando la metamorfosi è completata il film esplode nella violenza finale. Ma la violenza è concentrata tutta lì, in quei minuti finali. Per questo mette ancora più a disagio, è uno scenario plausibile di cui ci sentiamo complici, avendo seguito da vicino la lenta discesa verso l’abisso, la progressione verso la pazzia. E ci lascia così, con una nuvola cupa sopra la testa.

Il regista Todd Phillips ha realizzato la magia più difficile, renderci partecipi della follia. Il film è senza dubbio una provocazione. La trasformazione resa credibile da un mastodontico Joaquin Phoenix. L’attore, giustamente premiato al festival di Venezia, dipinge una figura incompresa e che di conseguenza fa paura. Phoenix ci mette l’anima, dalla terribile magrezza alla risata incontrollata, tic da sindrome di Tourette, definita un misto tra gioia e pianto.

Ci sarà chi dice che incita alla violenza, ma il modo in cui si reagisce alla visione la dice lunga sullo stato mentale del destinatario del messaggio. Perché è un film sulla sanità mentale. Noi possiamo solo che definirlo un film necessario nel momento storico che stiamo attraversando: un film con le palle.

 

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