Interstellar: Recensione film

CRISTOPHER NOLAN RACCONTA IL VIAGGIO INTERSTELLARE DELL’UOMO ALLA RICERCA DELLA SUA ESSENZA

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GENERE: Fantascienza

DURATA: 169 minuti

USCITA IN SALA: 6 novembre 2014

VOTO: 4,5 su 5

Il cielo stellato sopra di me….La legge morale dentro di me.

Con questa frase a chiusura del suo personale manifesto filosofico, la Critica della Ragion Pura, Immanuel Kant teorizzava che l’uomo non ha bisogno di conoscere i fenomeni della natura attraverso una conoscenza oggettiva, ma attraverso la conoscenza interiore.
Secoli dopo l’uomo si interroga ancora su quanto più di ogni altro tormenta l’esistenza terrena: dove stiamo andando? Cosa ci riserva il futuro?

È con queste premesse altisonanti che il grande cineasta Christopher Nolan, torna in sala con il suo ultimo strabiliante lavoro: Interstallar.

Forte del successo dei suoi precedenti film, Nolan decide di giocare al rialzo, inscenando un epico romanzo di fantascienza che si spinge oltre limiti narrativi e ideologici mai raccontati prima, per regalare allo spettatore un’esperienza visiva e interiore senza precedenti.

In un futuro prossimo, l’umanità è costretta a causa di un’alterazione climatica a sopravvivere soltanto con poche colture alimentari ancora a regime. Consapevoli che la “nostra” terra non è più in grado di accogliere le richieste primarie necessarie a garantire la sopravvivenza della specie umana, in gran segreto una “costola” ancora operativa della Nasa sta portando avanti un piano per salvare gli uomini rimasti in vita.

Il viaggio Interstellare. Questa l’ultima speranza dell’uomo per sopravvivere all’estinzione.
Spingendosi ai confini dell’universo ed esplorando pianeti di altre galassie, un gruppo di scienziati guidati dal pilota Connor (Matthew MacConaughey), ex astronauta ora riconvertito per necessità ad agronomo, dovrà raggiungere i pianeti potenzialmente abitabili utilizzando i dati raccolti e inviati da 12 temerari esploratori partiti anni prima alla ricerca di una nuova terra da “colonizzare” e dalla quale poter ripartire.

“Siamo nati sulla Terra e abbiamo sempre pensato che la nostra storia sarebbe finita su questo pianeta, ora dobbiamo invece riconsiderare questa opportunità….”.

Interstellar è un racconto di pura fantascienza nel quale Nolan, da regista consumato e preparato, non può, e non deve, non attingere ad una filmografia vasta e di un certo spessore (su tutti 2001: Odissea nello spazio) ponendo però come cardine della storia e della sua indagine emozionale il coraggio e l’umanità degli individui.

L’esplorazione dello spazio rappresenta l’estremo assoluto dell’esperienza umana. Il viaggio Interstellare attraverso un WharmHole in un’altra galassia, definisce in questo film l’esistenza stessa dell’uomo nell’ambito dell’universo.
Lo straordinario viaggio verso l’ignoto, verso l’infinito, ci tocca da vicino e ci riporta a quella voce interiore a cui Kant faceva riferimento. Perché in contrapposizione con l’immensità e la magnificenza dello spazio, si esplorano ancora più a fondo le relazioni interpersonali alle quali cerchiamo, così come facciamo con le stelle più lontane dal nostro emisfero, di dare una collocazione il più definita possibile.

La famiglia, sempre più perno centrale della cultura americana post-moderna, è al centro di questo racconto attraverso la storia commovente di Connor e del suo essere padre di famiglia. Nel momento di partire per la Spazio Connor deve lasciare i suoi due figli Tom e Murph, di soli dieci anni. La promessa è che salverà la razza umana e che tornerà da loro.

Come ci ricorda in uno struggente (e prolisso) monologo la dottoressa a capo della missione Amelia Brand (Anne Hathaway) l’amore, anche se intangibile fisicamente, trascende il concetto dello spazio e del tempo e ci accompagna per sempre e ovunque nel ricordare le persone a noi più care.

E come l’amore, i nostri affetti, insieme con fattori quali la paura dell’ignoto e dell’infinito, influenzeranno le scelte di questi temerari individui sui quali l’umanità ha scommesso la sua fiche più grande, è il vero elemento narrativo su cui pone l’attenzione e su cui si interroga Nolan.

Interstellar affronta con dovizia di particolari ed estrema precisione tecnica tematiche “astrali” complesse e teorie sulla relatività dello spazio e del tempo che in un primo momento confondo e stordiscono lo spettatore. Ad una didascalica introduzione narrativa per la presentazione dei personaggi segue un’incalzante climax nel raccontare le “avventure spaziali” . La sua grandezza è proprio quella di sapere tirare le somme di un complesso e rivoluzionario input narrativo, difficilissimo da rappresentare visivamente e concettualmente.

Una scelta volutamente “sporcata” nelle inquadrature, unita alla rappresentazione innovativa e suggestiva dell’oscurità dello spazio, dei buchi neri e dei paradossi temporali (fondamentale la supervisione del fisico e teorico Kip Thorne), ci consegna un manifesto cinematografico per i posteri che, come il capolavoro di Kubrick del 1968, anticipa di molti anni la nostra visione del futuro e di quello che ci aspetta….

 

 

 

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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